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25 marzo: Capodanno Pisano

25 MARZO: IL CAPODANNO PISANO

Al tempo dell’Impero Romano l’inizio dell’anno coincideva con le calende di marzo, vale a dire con il primo giorno del mese. Quando Quinto Fulvio Nobiliore ebbe la necessità di diventare console, tale data fu anticipata alle calende di gennaio. Fu Giulio Cesare, nel 45 a.C., a codificare questa innovazione, fissando l’inizio dell’anno con il 1° gennaio.

Nel periodo del solstizio d’inverno, che all’epoca era il 25 dicembre, si celebrava invece il riallungarsi delle giornate, il trionfo della luce sul buio. La Chiesa trasformò poi questa festa pagana in festa cristiana, ricordando in quel giorno la nascita di Gesù Cristo.

Caduta Roma nel 476 d.C. e finite le invasioni barbariche, nel Medioevo nacquero le libere Repubbliche e i liberi Comuni. Così molte città italiane elaborarono diverse unità di pesi e misure, coniarono monete proprie, istituirono proprie leggi e tasse e crearono anche propri calendari, tornando in molti casi a far coincidere l’inizio dell’anno con un evento od una festività primaverile.

I Pisani, almeno fin dal X secolo, decisero di far coincidere l’inizio dell’anno con l’Annunciazione a Maria Vergine (e quindi l’Incarnazione di Gesù), ossia 9 mesi prima del 25 dicembre. Si ottenne così l’Anno Pisano ab Incarnatione Domini (o Christi, o Dei), in anticipo sul calendario comune. Il 25 marzo diventò il primo giorno del nuovo anno solare, che si sarebbe poi concluso il 24 marzo successivo. Il primo documento datato in stile pisano (abbreviato “s.p.”) risale al 985.

Data la prossimità con l’equinozio di primavera, il mese di marzo fu scelto da molte altre città e Paesi per sancire l’inizio dell’anno: dall’Inghilterra alla stessa Roma, dalla Francia alla Russia. Come Pisa, anche Siena e Firenze scelsero il giorno 25, calcolando però un anno di ritardo rispetto alla città alfea.

Il calendario pisano restò in vigore per secoli anche nelle terre che ricadevano in qualche modo sotto l’influenza della Repubblica di Pisa: la costa fra Portovenere e Civitavecchia, le isole di Gorgona, Capraia, Elba, Pianosa, Corsica, Sardegna, Baleari, le città di Gaeta, Reggio Calabria, Tropea, Lipari, Trapani, Mazara, Azov (presso la Crimea), Costantinopoli e inoltre in Tunisia, Algeria, Egitto, Palestina e Siria.

Questo calendario durò fino al 20 novembre 1749, giorno in cui il Granduca di Toscana Francesco I di Lorena ordinò che in tutti gli Stati toscani il primo giorno del gennaio seguente avesse inizio l’anno 1750. Quindi lo Stato Pisano, formato grosso modo dalle attuali Province di Pisa e di Livorno, si uniformò all’uso del calendario gregoriano come il resto della Toscana.

 Il recupero storico-religioso della celebrazione del Capodanno alfeo iniziò nel secondo dopoguerra per opera di mons. Luigi Bramanti, canonico della Primaziale, che propose uno studio storico sul tema. Poi per alcuni decenni il Capodanno Pisano tornò nell’oblio, fino all’inizio degli anni ’80, quando il cultore di cose pisane Paolo Gianfaldoni, dopo una serie di accurate ricerche, scrisse due articoli che furono pubblicati sul periodico ecclesiastico “Vita Nova” nel 1982 e sul quotidiano “La Nazione” l’anno seguente. Se il recupero quindi è da ricondurre a Bramanti prima e Gianfaldoni poi, la ripresa e la valorizzazione dell’evento furono opera negli anni seguenti di altri appassionati di pisanità: partendo da un’idea di Francesco Capecchi, si misero all’opera personaggi di spicco della Parte di Mezzogiorno come Umberto Moschini, Giampiero Lucchesi, Pierangelo Matteoni, Sergio Simi e Marco Renieri. Con il contributo determinante di mons. Silvano Burgalassi, che tanto si adoprò per solennizzare l’evento dal punto di vista religioso, si arrivò alla prima celebrazione il 25 marzo 1986, corredata da varie iniziative collaterali di carattere storico-culturale. Nel 1990 la Parte australe affidò l’organizzazione della Festa all’associazione Amici del Gioco del Ponte e negli anni si sono affiancati sempre più sodalizi fino alla costituzione di un Comitato e di una Consulta di associazioni e gruppi storici, che hanno reso la festa sempre più patrimonio di tutta Pisa. Oggi la festa è organizzata dal Comune, di concerto con le istituzioni, le associazioni e i gruppi storici alfei.

Oggi il Capodanno Pisano è sempre più atteso e festeggiato, con numerose iniziative culturali che precedono e seguono la data del 25 marzo, ed anche conviviali con il tradizionale Cenone di San Romolo del 24 marzo (l’equivalente di San Silvestro…) a base di ricette tipiche pisane nei ristoranti della Città.

Oggi come ieri l’inizio dell’Anno Pisano è scandito da una sorta di orologio solare: a mezzogiorno di ogni 25 marzo un raggio di sole penetra nel Duomo da una finestra rotonda della parete meridionale e colpisce una mensola posta sul pilastro accanto al pergamo di Giovanni Pisano, sul lato opposto. Il nuovo Anno Pisano non comincia sotto i migliori auspici se le nuvole, durante o dopo tale ora, impediscono al sole di entrare in Cattedrale…

La Festa è preceduta da un corteo storico che, composto da rappresentanti dell’antica Repubblica Marinara, delle due Parti divise in Magistrature, di vari gruppi storici, di associazioni ed istituzioni di Pisa e provincia, si snoda per le vie della Città ed entra in Duomo al suono di tamburi e chiarine. Alla Madonna di Sotto gli Organi, immagine veneratissima da secoli, sono offerti ceri, olio votivo e fiori (la Giunchiglia, ossia il narciso, fiore tipico del periodo, simboleggiante il risveglio della Natura dopo i rigori dell’inverno e quindi benaugurante per il nuovo anno). Si tiene quindi una breve cerimonia religiosa che termina alle 12 esatte quando il Sindaco di Pisa proclama il Nuovo Anno Pisano: “A maggior gloria di Dio, e invocando l’intercessione della Beata Vergine Maria e di San Ranieri nostro Patrono, salutiamo l’anno … [uno in più rispetto al calendario comune]”.

La Salve Regina cantata coralmente suggella il momento di preghiera.

La mensola illuminata dal sole è sorretta da un piccolo uovo di marmo. L’uovo, simbolo di vita, di nascita, di una storia senza fine… come quella della nostra amata Pisa.

A cura di www.associazioneamicidipisa.it e www.compagniadicalci.com

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