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6 Luglio: Sposalizio del Mare

Lo Sposalizio del Mare

         Durante l’era di maggior splendore della Gloriosa Repubblica di Pisa, era questa una cerimonia diretta a celebrare i fasti della città alfea ed a sancirne simbolicamente il legame con il mare, fonte di vita e prosperità. Una desponsatio maris di origini pagane con funzioni propiziatorie, che era in uso anche in altre città, come ad esempio Venezia e Messina, ma che a Pisa assumeva caratteristiche peculiari.

         Poche sono le testimonianze rimaste di questa celebrazione, a causa della travagliata storia di Pisa. Grazie alle ricerche dello storico pisano Emilio Tolaini possiamo oggi saperne di più. Le principali fonti che attestano l’esistenza dello Sposalizio del Mare in epoca medievale includono:

  • Puccino d’Antonio di Puccino da Pisa, Lamento di Pisa (sec. XV);
  • Michel de Montaigne, Viaggio in Italia (1581);
  • Raffaello Roncioni, Istorie Pisane (sec. XVI-XVII);
  • Emilio Tolaini, Lo Sposalizio del Mare a San Piero a Grado e un errore di Montaigne, in Bollettino Storico Pisano LXXI, 2002, p. 199-204;
  • Emilio Tolaini, Lo Sposalizio del Mare e altri saggi su San Piero a Grado, ed. ETS, 2004.

         Le fonti richiamate nella ricostruzione storica fanno riferimento a una cerimonia annuale in cui era presente un forte elemento processionale e navale, collegato al culto di San Pietro e di San Clemente e alle tradizioni legate alla vicina località di San Piero a Grado. Tali fonti descrivono una festa fluviale di grande rilievo simbolico, culminante nel gesto rituale, compiuto dall’arcivescovo di Pisa, del lancio di un anello in acqua come segno di dominio e dell’unione da sempre strettissima tra la Gloriosa e il suo mare.

         Secondo le notizie raccolte dal Montaigne presso i canonici del Duomo (che all’epoca officiavano anche la basilica di San Piero) in epoca medievale ogni 6 luglio, giorno della Festa di San Pietro, la città andava esultante a San Piero a Grado per celebrare lo Sposalizio del Mare. Al tempo del Montaigne questa tradizione si era perduta, dato che nel 1406 prima, e nel 1509 definitivamente, Pisa era stata occupata da Firenze e aveva perduto l’antica libertà e di conseguenza costumi e tradizioni del suo grande passato di Repubblica Marinara. Purtuttavia continuava a tenersi in quel giorno la Processione del Sangue di San Clemente (o di San Pietro).

         Facciamo un passo indietro: narra la leggenda che nel 44 d.C. l’Apostolo Pietro, proveniente dalla Terra Santa, sia sbarcato sulla costa pisana, ad gradum arnensem (presso lo scalo d’Arno), e qui abbia celebrato la prima messa su suolo italico, nel luogo in cui fu poi edificata una chiesa a lui dedicata, che successivamente divenne la basilica di San Pietro Apostolo. In seguito Clemente di Roma, quarto papa della Chiesa cattolica, consacrò l’altare di San Pietro e durante il rito fu colto da epistassi: tre gocce di sangue caddero sulla pietra e vi rimasero impresse. L’altare divenne subito oggetto di culto ben oltre il territorio alfeo, tanto che in seguito i genovesi durante un’incursione ne rubarono un frammento contenente una delle tre gocce: ragion per cui i pisani portarono il resto della reliquia in Cattedrale, al sicuro. Ogni anno però, appunto il 6 luglio, la pietra veniva ricondotta in processione alla basilica ed esposta alla venerazione dei fedeli. Tale occasione vedeva un grande concorso di popolo, che solcava l’Arno con una nave di gala “tutta ornata d’oro, accompagnata da cento galee”, tra canti e musica per cui “al mondo non fu mai tal melodia”, come testimonia Puccino d’Antonio: era una festa navale trionfale che vedeva protagonista Pisa, impersonata da una fanciulla, madonna Pisa, vestita come “gran reìna”. Contestualmente l’arcivescovo guidava la Processione del Sangue di San Clemente dal Duomo alla basilica di San Piero a Grado, e poi si portava al lido (che all’epoca era molto più vicino rispetto ad ora) e vi lanciava un anello consacrato, a scopo propiziatorio e per simboleggiare l’unione tra la città e il Mare Nostro, tra le feste e i canti del popolo sopraggiunto con le barche.

         Lo Sposalizio del Mare quindi era una cerimonia civica e religiosa dell’epoca d’oro di Pisa, che si ripeteva annualmente il 6 luglio, avente lo scopo di celebrare le glorie della repubblica alfea e il suo indissolubile legame col mare, e che fu poi cancellata dai fiorentini, nel loro fermo intento di condannare Pisa ad una spietata damnatio memoriae; tanto che al tempo del Montaigne era sopravvissuta solo la Processione del Sangue di San Clemente, condotta non più dall’arcivescovo ma dal magisquolo, ossia l’economo/cerimoniere della Curia.

         Dal 2008 è stata avviata, dalle associazioni Compagnia dello StilePisano, Compagnia di Calci e Amici di Pisa, una riproposizione annuale, in forma semplificata e divulgativa, basata su:

  • navigazione in battello lungo l’Arno fino alla foce;
  • narrazione storica e musicale a bordo;
  • gesto rituale simbolico del lancio dell’anello;
  • rientro in città.

         In seguito alla lettura del libro del Tolaini, e ad una conversazione con l’autore, infatti, il consigliere dell’Associazione degli Amici di Pisa Federico Bonucci, co-fondatore nel 2006 dell’Associazione StilePisano (poi divenuta Compagnia dello StilePisano) ne parlò con il presidente della Compagnia di Calci, Ferruccio Bertolini. Insieme decisero di riproporre il rituale dello Sposalizio del Mare. E così domenica 6 luglio 2008 fu organizzata la cerimonia: il battello che ogni anno nel periodo estivo organizza escursioni in Arno si riempì di cittadini curiosi ed entusiasti e partì dallo Scalo dei Renaioli in direzione Boccadarno. A bordo i presenti furono intrattenuti da musica e racconti storici, con descrizione dei palazzi dei lungarni, finché giunti al mare una giovanissima fanciulla vestita a festa gettò un anello in acqua, mentre una ragazza leggeva i versi di Puccino d’Antonio:

Chi potrebbe vantandosi mai dire

diletto avuto pari, né maggiore

di me, quanto nel còre

m’era, a vedere le quete maree,

accompagnata da cento galee

in una barca tutta ornata d’oro,

e per suo concestoro

donzelle e donzelletti in compagnia?

Al mondo non fu mai tal melodia

di canti, di viole e di liuti

di piffari e di fiuti,

d’arpe, d’organetti e di saltèri.

Qual potrebbero esser mai maggior piaceri,

come del popol mio non stando indarno

per lo bel fiume d’Arno,

andar vedendo tanta gentilezza?

Qual fu mai tenuta o mai chiamata

madonna sopra l’onde salse, come

fu ‘l mio temuto nome,

che facea in fasce ‘ fanciulli tremare?

         Al ritorno in città l’allegra comitiva concluse le celebrazioni in un ristorante tipico del centro, ripromettendosi di ripetere la cerimonia ogni anno, da allora in avanti. E così è stato: ininterrottamente fino ad oggi (eccettuati gli anni della pandemia da covid-19, dal 2020 al 2022 compresi) la festa si è ripetuta sempre con le stesse modalità, soprattutto grazie a Gabriele Della Croce e Giovanni Valdiserra della Compagnia dello StilePisano.

         Nel 2025 la collaborazione per il 6 luglio è avvenuta fra Compagnia dello StilePisano, Associazione degli Amici di Pisa, Compagnia di Calci e – nuovi ingressi – l’Associazione Calamo, con Stefano Ubiglia, e il Gruppo dei Balestrieri di Porta San Marco, con Renzo Ciangherotti.

         I cinque sodalizi hanno allora deciso di dare una svolta allo Sposalizio del Mare, ritenendo indispensabile tutelare la festa e contemporaneamente arricchirla e promuoverla.

         Nei mesi successivi si è aggiunta Alma Pisarum, associazione di Alessio Niccolai, e in seguito i rappresentanti delle associazioni si sono recati in udienza da S.E. mons. Cannistrà, arcivescovo di Pisa, omaggiandolo del libro del Tolaini e dichiarando il desiderio di ripristinare l’aspetto devozionale della festa, con la celebrazione di una messa nella basilica di San Pietro Apostolo il 6 luglio; e magari in futuro riproporre in qualche forma la Processione del Sangue di San Clemente.

         Le associazioni hanno inoltre avviato una sensibilizzazione delle realtà locali di San Piero a Grado, per coinvolgerle nella promozione della festa, contattando la parrocchia di San Pietro Apostolo, con l’entusiastica adesione del parroco don Bryan Dal Canto, e poi il Comitato per la Valorizzazione della Basilica di San Piero a Grado, la Magistratura dei Dragoni e l’associazione Sagra del Pinolo.

         Si è poi aggiunta la Società Operaia di Cascina, di Meri Gronchi, e nel febbraio 2026 le associazioni hanno deciso di avviare una cooperazione con il Comune di Pisa per l’organizzazione della festa, mediante lo strumento della coprogettazione, trovando un valido e disponibile interlocutore nella persona del vicesindaco Filippo Bedini. Assessore alla Cultura e alle Tradizioni Storiche, che ha assicurato fra l’altro l’organizzazione di un corteo storico per solennizzare la celebrazione.

         Si è pertanto giunti alla decisione di costituire un’apposita Deputazione, formata inizialmente da nove sodalizi ma destinata ad accoglierne altri (sempre rigorosamente apartitici e apolitici), per l’organizzazione congiunta dello Sposalizio del Mare come di altri eventi storici alfei.

         Al marzo 2026 la Deputazione dello Sposalizio del Mare è composta da:

  • Compagnia dello StilePisano – APS
  • Compagnia di Calci
  • Associazione degli Amici di Pisa – APS
  • Calamo Associazione Culturale
  • Balestrieri di Porta San Marco – APS
  • Alma Pisarum – APS
  • Società Operaia di Cascina – APS
  • Comitato per la Valorizzazione della Basilica di San Piero a Grado
  • Associazione Il Dragone – APS

         Lo Sposalizio del Mare è stato inserito quindi nel Calendario Alfeo, unendosi alle altre feste, ricorrenze e manifestazioni ufficiali del Comune di Pisa.

         A margine di tutto questo è stato anche avviato uno studio per la realizzazione dell’Iter Petrinus – il Cammino di San Pietro, un percorso religioso che partendo dalla basilica di San Pietro Apostolo colleghi tutti i luoghi petrini del Pian di Pisa (comuni di Pisa, San Giuliano Terme, Calci, Vicopisano, Buti, Bientina, Calcinaia) fino a collegarsi con la Via Francigena ad Altopascio.

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