Le origini
Pisa, città di origini tanto antiche da perdersi nella leggenda. Posto che il territorio alfeo è abitato da decine di migliaia di anni, come attestano ritrovamenti avvenuti tanto nel Piano come sul Monte Pisano, sono diverse le ipotesi sull’origine della città come del suo nome: greca, ligure, etrusca o nessuna di queste. Molti autori hanno trattato l’argomento fino ai giorni nostri, ma le opinioni non sempre coincidono. Alcuni sostengono l’origine greca basandosi anche sui versi del X canto dell’Eneide di Virgilio: “… Alphaea ab origine Pisae, urbs etrusca solo … “, ossia “… la città di Pisa, per origine alfea, per suolo etrusca”. Secondo questa teoria la fondazione della Pisa nostra è attribuita ai Pisèi dell’omonima città dell’Èlide, nel Peloponneso, capitanati da Pèlope, figlio di Tàntalo. Questa Pisa greca sorgeva vicino ad Olimpia, sulle rive del fiume Alfeo, che sfociava – e sfocia – in mare vicino al fiume Cladeo, mentre oggi ne resta un piccolo centro abitato chiamato Antica Pisa: la somiglianza del territorio con il nostro, che vedeva Arno e Serchio altrettanto vicini, avrebbe indotto i Pisei a fondare in suolo etrusco la nuova città. Completamente infondata l’obsoleta (anni ‘70) ipotesi di uno studioso, Walter Bianchi, secondo cui Pelope avrebbe fondato una città chiamata Pisa, poi scomparsa completamente, tra le preesistenti Cere e Saturnia, nell’Etruria Meridionale Marittima. Comunque, nel corso dei secoli, la Pisa nostra è stata spesso chiamata Alfea (ad esempio in poesia e prosa, come in vari componimenti giocoponteschi) ed alfeo è diventato sinonimo di pisano.
L’Antichità
Nata in una pianura alluvionale solcata da fiumi e canali, Pisa da sempre ha saputo trasformare la sua fortuna dall’acqua al tempo, cavalcando la Storia con audacia e visione del futuro. Le sue origini, avvolte tra mito e realtà, ci svelano una comunità che ha saputo costruirsi, navigare e poi guardare il mondo con ambizione: un luogo in cui terra, acqua e commercio si intrecciarono già nei secoli più antichi. Né etrusca né romana, Pisa s’imponeva come snodo strategico tra mare ed entroterra, grazie alla sua posizione e alla facilità di accesso alla costa. In epoca romana la sua vocazione portuale si concretizza in potente risorsa militare e commerciale per l’Impero, divenendo Colonia Julia Obsequens.
Il Medioevo
Epoca d’oro della città alfea, il Medioevo vede il suo decollo verso la gloria. Divenuta Comune e sede arcivescovile, Pisa diventa una Repubblica Marinara. Il suo mare è una via verso l’orizzonte, verso la Sardegna, la Corsica, le coste africane, la Turchia, il Medio Oriente. La navigazione, l’architettura, l’arte, le leggi e la scienza manifestano questa energia: Leonardo Fibonacci importa dal mondo arabo fondamentali conoscenze matematiche, Busketo concepisce uno spazio sacro incredibile, Giovanni Pisano illumina il mondo della scultura. La piazza del Duomo, con i suoi “sacri marmi”: Cattedrale, Battistero, Campanile (la famosa “torre pendente”) e Campo Santo, testimonia la fede, la ricchezza e la potenza del popolo alfeo. Pisa guadagna l’appellativo di Novella Roma.
L’invidia delle città vicine determina il lento declino della Gloriosa, finché nel 1406, spossata dalle guerre, in seguito a un tradimento Pisa viene occupata da Firenze. Questa sfoga tutto il proprio odio devastando la Repubblica Marinara con stragi, distruzioni, deportazioni.
L’epoca medicea
Dopo la ribellione e l’indipendenza della Seconda Repubblica Pisana (1494-1509) la città deve reinventarsi, mantenendo però intatto lo spirito autonomo che l’ha resa famosa. Pur privata della sovranità, Pisa intraprende un percorso di trasformazione urbana, economica e culturale. Il suo porto, le sue mura, i suoi canali, tutto muta, cercando nuovi equilibri. I Granduchi di Toscana ne fanno la seconda capitale del Granducato, grazie alla vicinanza del mare ed al clima, migliore di quello di Firenze; e memori della grandezza marinara della città istituiscono l’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano.
L’età moderna e contemporanea
Con l’Unità d’Italia si apre una nuova fase: l’industrializzazione, la ferrovia, la modernità arrivano a Pisa. Ma non basta: la vera rinascita alfea avverrà grazie alla cultura, all’università e alla ricerca.
Il XX secolo vede Pisa attraversare il dolore della guerra e delle distruzioni, ma qui la resilienza non è un concetto astratto: è fatti, mattoni, sorveglianza della memoria. Nel dopoguerra la città punta sull’istruzione superiore, sulla scienza, sull’idea che la conoscenza sia la nuova leva economica.
Oggi la città, adagiata nel Pian di Pisa, attraversata dall’Arno, abbracciata dal Monte Pisano e dal mare, circondata da parchi e riserve naturali, è sede di ben tre istituti universitari, eccellenze in tecnologia, ricerca, scienza e letteratura; meta del turismo mondiale grazie ai Sacri Marmi della Piazza del Duomo, alla Basilica di San Piero a Grado, alla Certosa di Calci, alle eccellenze storiche e gastronomiche del Piano e delle Colline Pisane; snodo ferroviario e autostradale; crocevia di popoli e culture, restando sempre orgogliosamente e profondamente legata alle sue radici marinare e repubblicane, che emergono in feste, celebrazioni e competizioni storiche come la Luminara di San Ranieri, le regate e il Gioco del Ponte. A Boccadarno oggi c’è solo un porticciolo turistico, la Gloriosa non domina più i mari; ma il Campanile, simbolo universale di equilibrio ed ambizione, rappresenta non solo una curiosità turistico-iconica, bensì la capacità di guardare “in lieve inclinazione” verso il futuro!



